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La Sicilia della nocciola

Per avere contezza del terzo posto siciliano, a livello nazionale, nella produzione di nocciole dobbiamo muoverci nella zona dei Nebrodi in provincia di Messina, passando per Tortorici. A partire da un livello di 700 mt dal mare, il noccioleto si allarga come coltura principale e diventa prodotto tipico di qualità. Parte la scommessa fra i produttori del luogo e, soprattutto, per quelle nuove generazioni costrette a scegliere se portare avanti l’azienda di famiglia o seguire tendenza più moderne. C’è chi ha scelto entrambi, aggiungendo quell’elemento che fa sempre la differenza: il tocco femminile. A Carla piace vedersi come il frutto del nocciolo; la crisi agricola non ha di certo messo in crisi lei e la sorella che, prendendo in mano la conduzione dell’azienda, hanno deciso di chiudere la filiera arrivando al consumatore finale con un prodotto completo. E a coronare questa sfida è stato l’incontro con un’altra fautrice delle tradizioni siciliane: Isabella Catalano, lei si occupa della parte dolce, ed è pastry chef de La Bottega Reale di Tortorici, che realizza una linea di prodotti in cui le nocciole dei monti dei Nebrodi sono l’ingrediente principale. Scopriamo così la Sicilia della nocciola, prediletta da un pubblico di nicchia che sa e conosce le peculiarità di un prodotto che nella sinergia di questa esperienza viene arricchito da quella passione al femminile che rappresenta un vero e proprio marchio di qualità.

Vastedda piastrata e salumi

Parola d’ordine: curiosità … nicchia e km0

Metti una sera a cena con la voglia sfiziosa di solleticare il palato… Metti un angolo riservato nel cuore della città gialla, raccolto e accogliente … Scegli un portata che si differenzia dall’offerta commerciale e che presenta la nicchia produttiva più esclusiva che da Castellammare del Golfo si allunga fino a Contessa Entellina. Enrico Bagnasco con il suo TwoNine targa fuoco offre la sua curiosità per i prodotti locali che personalmente va a ricercare nei territori del trapanese: dai Salumi Artigianali della Valle del Belice, al Prosciuto Amatriciano IGP di Accumuli e i Formaggi Artigianali di Contessa Entellina. Da provare la Vasteddra piastrata che si accompagna al tagliere. Punto forte la proposta di carni a km0 che esplode nella morbidezza della loro consistenza grazie ad una delicatissima cottura piastrata al forno. La scelta della materia prima, segue il “criterio dell’occhio”; provare per credere e il suo racconto sui maialini di colore rosa allevati nelle piccole fattorie locali è più che convincente. Una scelta fra i contorni proposti non può che essere il matarocco! Sul beveraggio si spazia dalle produzioni enologiche siciliane ad una vasta scelta di birre artigianali, altra grande passione di Enrico che sperimenta e si mette in gioco forte di un’instancabile ricerca alla qualità.

 

 

 

 

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IL COUS COUS CHE … HA SAPORE DI MAMMA

La sfida generazionale è sempre in agguato soprattutto ai fornelli. Noi, leve classe 81 ci portiamo dietro l’onere di trasmissione di quel patrimonio culinario che usciva dalle cucine di nonna e mamma, ma forse il tempo non è stato sufficiente a permetterci di acquisire la sacralità della maestranza. Abbiamo aperto la via dell’università lontano da casa, del rimpatrio ogni tre mesi, della carriera ad ogni costo, del lavoro all’estero e ci siamo persi la padronanza della tradizione. Oggi abbiamo una responsabilità, non solo a tavola ma di vera fede: quella dell’INCOCCIATA … perché il cous cous, quello originale, vuole il granello di semola corposo, il pallino sparso nel piatto ma senza esagerare, deve essere inzuppato di brodo ma non annegato, e il suo colore … non è forte ma è caldo, ricorda il giallo della nostra città: Marsala. E allora cominciamo a riconoscerlo al palato il vero cous cous fatto in casa. Fra le tantissime proposte della ristorazione in città, il cuos cous alla vecchia maniera è senz’altro quello di Salvatore Abdellali Haythem, titolare della salumeria/gastronomia di Porta Garibaldi … una piccola ricerca in fondo a destra nel banco, superata la tentazione di formaggi e salumi, ci porta a quel sapore di mare e spezie. L’ingrediente segreto? Zuppa a base di pesce vopo e passione siculo – tunisina.

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Bere e conoscere: lezione di vino da Ciacco Pop Up

Una serata che ha uno stile diverso e rompe gli schemi con la quotidianità: il giovedì a Marsala, l’appuntamento settimanale è da Ciacco Pop Up, il temporary store che offre alle aziende una vetrina per presentare i propri prodotti e accompagna i curiosi a conoscere i vini attraverso la modalità del fai da te, con l’erogatore automatico di vino, che propone una scelta di tre dimensione di calice ed espone nella vetrina 4­­+4 tipologie di vino. La degustazione si arricchisce di formazione e la sala diventa un luogo di parole, un libro umano tutto da ascoltare e fare proprio. Due ore scorrono velocissime e la piccola improvvisata comitiva saluta portando via, di certo, qualche conoscenza in più sul vino.

E’ di certo un elemento di novità. All’interno del suggestivo locale padroneggiano i tufi degli antichi muri, recuperati scavando gli strati dei precedenti lavori di ristrutturazione. Allo stesso modo, il titolare, Francesco, scava nelle tradizioni e nella storia della Sicilia che è caratterizzata dall’accoglienza; allo stesso modo Ciacco Pop Up vuole accogliere tutti i prodotti enologici e offrire un vero e proprio percorso di conoscenza.

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Un rubino nel piatto … i gioielli di chef Sammartano a Le Caserie

E’ sempre più tendenza la cena al ristorante per compiere un’esperienza culinaria completa. Non più, quindi, solo un piacere per il palato, degustando cibi di qualità ma anche conoscenza e sperimentazione … e perché no, anche qualche curiosità storica, legata agli stili del passato. È tutto quello che oggi si può trovare nella locanda di Charme Le Caserie, dove lo chef Nicola e il direttore Giovanni sono pronti ad accompagnare i loro ospiti alla scoperta dei sapori locali della tradizione siciliana. E non è improbabile fare incontri che firmano la serata con un appeal insolito. Nell’angolo della sala ristorante si trova un tavolo in legno, diverso dagli altri: è una scelta non casuale, voluta per creare una dimensione adeguata al momento; che si tratti di personalità importanti o di chiacchiere fra amici, accompagnate dai tradizionali biscotti secchi e da una selezione di  vini liquorosi, poco importa; quel tavolo è li per ospitare chi vuole qualcosa che va oltre l’eccellenza culinaria. È così che incontriamo il maestro Giorgio Nardelli, a Marsala per il corso organizzato dalla federazione italiana cuochi. È lui il protagonista di una tre giorni di full immersion dedicata a scoprire tecniche e innovazioni che in cucina fanno la differenza.  Mentre ci parla delle sue impressioni riguardo l’evoluzione della cucina siciliana, a fornire consigli sul vino è il giovanissimo direttore di sala, Pietro Agate, uno dei migliore maitre della provincia, che vanta esperienze professionali all’estero presso rinomate strutture di ristorazione e fra i più prestigiosi contesti enologici. Chef Nardelli parla, soprattutto, in merito alle nuove generazioni che si dedicano alla ristorazione, consapevoli di avere una marcia in più, garantita dal ricco patrimonio agroalimentare locale. Lui traccia la strada che ognuno sceglierà di compiere col proprio passo, e fornisce novità sulle tendenze che si focalizzano sulla creatività delle proposte che vanno ad arricchire il panorama della food art.

E fra tradizioni e tendenze lo staff delle Caserie ha sdoganato la cena fuori orario, assecondando le esigenze che la quotidianità comporta nel massimo rispetto sempre dei professionisti della ristorazione che animano la cucina costantemente, al seguito delle idee dell’excutive chef Nicola. Una brigata professionale e attenta che cura i dettagli nelle tecniche di cucina degli alimenti, rispettando sapori e consistenza. Una meticolosità che trova il suo pieno trionfo nella seppia in tre cotture, marinata, stufata e grigliata, che coniuga la naturalezza del suo nero con le perle di uova di ricci. L’essenza dei sapori resta il centro di attenzione di ogni portata. La locanda di Charme diventa sempre più spesso luogo di formazione e di confronto che ospita importanti appuntamenti come quello con l’accademia della cucina italiana, che ha portato il rintocco della campana in segno di approvazione per la consegna della tre “T”: territorio, tradizione, tecnica di trasformazione. Lo stemma di garanzia è una marcia a sperimentare con i sapori del territorio che incontrano la creatività dello chef dando vita ad un’originalità inconsueta. L’ispirazione parte da un sogno, da un ricordo, dalla storia o da un colore, come il rosso celebrato con lo “scampo rubino” immerso nella salsa Marsala Heritage e in una corona di melograno. Ogni piatto servito è il risultato di un laboratorio diretto dallo chef Nicola che puntualmente lo racconta ai suoi ospiti trasmettendo quell’entusiasmo inesauribile che firma la composizione dei sapori nei suoi piatti.

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Cappuccino da mangiare

Lo stile rompe le righe con la tradizione ma non la mette da parte, un loft colorato dalla vivacità dei cibi e dalla varietà delle etichette di vino esposte a parete. La garanzia delle qualità è il cognome dei fratelli Campo, dediti al trattamento delle carni rispettandone ogni peculiarità, secondo tradizioni locali. Ma il menù non ignora le esigenze di vegani o vegetariani e fra gli assortiti le portate tutte a base di prodotti locali, c’è il cappuccino di burrata con schiuma al basilico, sorprendente preparazione dal gusto delicato non da bere ma da mangiare!!!

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Sapori e charme, in un tempo sospeso

L’esperienza culinaria diventa un viaggio inebriante di ricordi, storie, curiosità perché vengono raccontante da uno chef che accompagna i propri ospiti alla scoperta dei sapori tipici della nostra terra, arricchita dalle sue avventure di vita. Nicola Sammartano è tornato ad operare nella sua città di origine, Marsala, portando con sé tutte le competenze che ha acquisito lavorando nelle brigate degli chef più importanti d’Italia, catturando i segreti delle rinomate cucine stellate della Michelin, preparando portate per i vip e per grandi occasioni.

Insieme al socio Giovanni Maggio, hanno definito il ristorante una locanda di charme, azzardando un accostamento di concetti molto lontani; ma basta scendere i primi scalini, poco al di sotto della strada di via Fardella, che il luogo che ci accoglie giustifica termini e apre al mondo della ristorazione siciliana completo di storia, eleganza e di servizi di qualità. Le Caserie fa rivivere l’atmosfera antica di Palazzo Frisella, proprietà di un ricco commerciante di fine ottocento, proponendo le location nell’uso a cui erano originariamente destinate. E’ qui che la servitù della ricca famiglia consumava e trascorreva le serate bevendo quel vino, ancora sconosciuto, che poi divenne il simbolo della città. I due ambienti recuperati con minuziosi accorgimenti stilistici, fra un rustico ricercato e un moderno ovattato, si accompagnano ad una suggestiva illuminazione, per creare un’atmosfera che porta indietro nel tempo.

Agli ospiti va la possibilità di scelta di accomodarsi nella sala ristorante o nella sala osteria, per gustare un pranzo completo accompagnato dai vini di produzione locale o affidarsi alla fantasia dello chef, per degustare più portate da condividere in compagnia.

A Le Caserie è l’originalità a fare la differenza. Non c’è un singolo elemento che non sia stato scelto per volontà dei gestori o riproposto adattandolo all’ambiente. Allo stesso modo, il menù è una creazione esclusiva di piatti che portano la firma di Nicola Sammartano, arricchiti dalla sua voglia di scoperta e sperimentazione continua che hanno evoluto la tradizionale cucina siciliana ad un narcisismo visivo che appaga anche la vista. Ma la straordinarietà dei sapori è dettata, anche, dall’accuratezza della preparazione dei cibi e dalla loro cottura. Spingendosi oltre il regno dei fornelli, si trovano pentole e arnesi espressamente ricercati per adeguate tecniche di cucina.

Non c’è niente di casuale in un ambiente che risveglia un angolo della vecchia Marsala e ne esalta l’antica struttura. Questo è quello che si può ammirare all’interno della corte e salendo le scale che portano alle raffinate camere destinate ad ospitare i visitatori della città o chiunque voglia godere di una serata all’aperto, ammirando i tetti del centro storico. Le Caserie è un progetto che nasce dalla voglia di rivivere gli antichi stili di vita, di tornare alle loro abitudini e ai loro gusti, soprattutto di offrire a tutti un percorso di gusto sano e completo, che esalta tradizioni e sposa tendenze.

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Tra bere e mangiare, di mezzo uomini e terra

Una boutique delle eccellenze del gusto, siciliane e non. Questa è Expò Food&Wine, la vetrina dell’enogastronomia che ha visto la sua quarta edizione ospitata nello straordinario giardino di Radicepura a Giarre, in Sicilia, un parco verde in cui è possibile ammirare ogni tipo di vegetazione. Due giorni di celebrazione delle tradizioni culinarie siciliane attraverso i cooking show che hanno visto protagonisti i più noti chef dell’isola e l’associazione nazionale cuoche a domicilio, originale realtà presieduta da Maria Elena Curzio che ha lo scopo di tenere in vita e divulgare la tradizione regionale culinaria. Allo stesso tempo, non si dimenticano le tendenze e le esigenze di tutti i consumatori e in questa edizione grande curiosità ha suscitato il mondo del gluten free, rappresentato e spiegato dall’associazione italiana celiachia, non solo come un tema di tendenza ma capace di  si coniugarsi al rispetto dei sapori e della tradizione.

Il Salone internazionale dell’enogastronomia, unico appuntamento siciliano come vetrina delle produzioni territoriali, è stato animato anche da incontri, dibattiti, master class che hanno illustrato le più innovate tendenze del settore; non sono mancati gli incontri commerciali per promuovere il business anche a livello internazionale. Presente, a tal proposito, la delegazione argentina e i rappresentanti della piattaforma commerciale web che fa base in Inghilterra. Ovviamente, a far da padrone le impaccabili produzioni siciliani portatrici di bontà e di storie diverse, tutte interessanti seppur diverse fra loro; che parlano di giovani donne imprenditrici che propongono gustosissimi pomodorini essiccati e non disidrati, presentati in vaschette da frigo, capaci di mantenere tutta la loro essenza oppure del rispetto della tradizione del cioccolato di Modica, curato anche nella sua presentazione; le birre artigianali, poi, i prodotti di tonnara e di montagna, l’integrità della pasta lavorata e realizzata come un tempo.

Alessandra Ambra, general founder di tutto il progetto, ha parlato di un’edizione rinnovata, moderna, non un semplice evento fieristico ma un format che presenta il cibo a tutto tondo, nella completezza della sua filiera e che non dimentica il racconto. Perché il cibo è conoscenza e la presenza di Anna Martano, direttrice artistica, nonché fondatrice dell’accademia di gastronomia e gastrosofia, ha dato un contorno narrativo che ha reso speciale l’evento. Parole e sapori è un rapporto che funziona benissimo e che si colloca nel cuore di quelle sinergie collaborative  con gli allievi dell’istituto alberghiero di Giarre, con i produttori, con i giornalisti che rendono Expò Food&Wine esperienza completa.

http://https://www.youtube.com/watch?v=ZpUZUB7O7R4