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IL COUS COUS CHE … HA SAPORE DI MAMMA

La sfida generazionale è sempre in agguato soprattutto ai fornelli. Noi, leve classe 81 ci portiamo dietro l’onere di trasmissione di quel patrimonio culinario che usciva dalle cucine di nonna e mamma, ma forse il tempo non è stato sufficiente a permetterci di acquisire la sacralità della maestranza. Abbiamo aperto la via dell’università lontano da casa, del rimpatrio ogni tre mesi, della carriera ad ogni costo, del lavoro all’estero e ci siamo persi la padronanza della tradizione. Oggi abbiamo una responsabilità, non solo a tavola ma di vera fede: quella dell’INCOCCIATA … perché il cous cous, quello originale, vuole il granello di semola corposo, il pallino sparso nel piatto ma senza esagerare, deve essere inzuppato di brodo ma non annegato, e il suo colore … non è forte ma è caldo, ricorda il giallo della nostra città: Marsala. E allora cominciamo a riconoscerlo al palato il vero cous cous fatto in casa. Fra le tantissime proposte della ristorazione in città, il cuos cous alla vecchia maniera è senz’altro quello di Salvatore Abdellali Haythem, titolare della salumeria/gastronomia di Porta Garibaldi … una piccola ricerca in fondo a destra nel banco, superata la tentazione di formaggi e salumi, ci porta a quel sapore di mare e spezie. L’ingrediente segreto? Zuppa a base di pesce vopo e passione siculo – tunisina.

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