c

IL COUS COUS CHE … HA SAPORE DI MAMMA

La sfida generazionale è sempre in agguato soprattutto ai fornelli. Noi, leve classe 81 ci portiamo dietro l’onere di trasmissione di quel patrimonio culinario che usciva dalle cucine di nonna e mamma, ma forse il tempo non è stato sufficiente a permetterci di acquisire la sacralità della maestranza. Abbiamo aperto la via dell’università lontano da casa, del rimpatrio ogni tre mesi, della carriera ad ogni costo, del lavoro all’estero e ci siamo persi la padronanza della tradizione. Oggi abbiamo una responsabilità, non solo a tavola ma di vera fede: quella dell’INCOCCIATA … perché il cous cous, quello originale, vuole il granello di semola corposo, il pallino sparso nel piatto ma senza esagerare, deve essere inzuppato di brodo ma non annegato, e il suo colore … non è forte ma è caldo, ricorda il giallo della nostra città: Marsala. E allora cominciamo a riconoscerlo al palato il vero cous cous fatto in casa. Fra le tantissime proposte della ristorazione in città, il cuos cous alla vecchia maniera è senz’altro quello di Salvatore Abdellali Haythem, titolare della salumeria/gastronomia di Porta Garibaldi … una piccola ricerca in fondo a destra nel banco, superata la tentazione di formaggi e salumi, ci porta a quel sapore di mare e spezie. L’ingrediente segreto? Zuppa a base di pesce vopo e passione siculo – tunisina.

sdr

Il grano siciliano: l’oro dell’agroalimentare che non ha prezzo

Un invito ad avere maggiore consapevolezza del cibo che si consuma, è quello che è emerso dalla tavola rotonda che si è tenuta a Catenanuova, in occasione dell’11° edizione della Sagra del Grano e del Pane.

Un ricco programma di iniziative, convegni, cortei, esibizioni, che hanno portato indietro nel tempo alla riscoperta dei valori dell’antica civiltà contadina. L’obiettivo centrato, anche in questa edizione, è stato quello di raccontare la storia e l’attualità di un territorio vocato alla coltivazione del grano.
L’evento che si è tenuto in provincia di Enna, è stata la parte positiva di un momento di forte criticità che sta investendo il settore. Non si poteva ignorare la necessità di una riflessione sugli aspetti commerciali e produttivi del grano che ha visto la partecipazione di imprenditori, produttori e autorità civili.
A raccontare la Sicilia del grano a Catenanuova, sono state coloro i quali hanno contributo a rendere questa regione la prima produttrice in Europa di grano duro, destinato alla pasta. E portano la firma di un ricercatore siciliano le due varietà oggi maggiormente coltivate in Italia: Core e Simeto. Quella del professor Calcagno, collaboratore di Pro.SE.Me; l’esperienza del pastificio CERERE; l’impegno di Anna Martano, prefetto Aigs, che ha intonato l’antico canto degli agricoltori per invocare la pioggia, in virtù di una relazione straordinaria con la natura. Bisogna, pertanto, mantenere la consapevolezza delle potenzialità di un’isola con le caratteristiche di un continente che però non riesce a soddisfare il proprio fabbisogno alimentare, nonostante la grande produzione, e preferisce comprare altrove la materia prima.
L’attenzione nella scelta degli alimenti deve esserci quando si va a fare la spesa ma anche quando ci si siede al ristorante, dove, spesso, l’aspetto più interessante è il condimento e non il tipo di pasta da mangiare, seppur l’offerta culinaria siciliana si caratterizza per una grande varietà. Bisogna partire dalla base, ovvero dalla produzione e dalla consapevolezza della qualità di un prodotto. È bene, quindi, leggere sempre l’etichetta. Promuovere un acquisto e un consumo consapevole dei prodotti regionali è possibile con il supporto di una campagna di comunicazione, utile ad educare al gusto. La tutela di una produzione agroalimentare eccellente può avvenire a piccoli passi, dove ognuno contribuisce ad alzare il livello di attenzione al fine di non consentire l’ingresso di prodotti pericolosi per la salute. La conoscenza è lo strumento migliore per avviare una lotta di tutela ai prodotti locali; a ciò deve aggiungersi l’attenzione ai processi di trasformazione per poter potenziare la produzione. La Sicilia è terra di eccellenza e vanta una biodiversità unica al mondo; con 17 Dop, 13 Igp, 294 Pat, le preparazioni agroalimentari territoriali. Dati che rimarcano l’evidente potenzialità di ricchezza troppe volte sopraffatta dalla mancanza di una cooperazione.
Un quadro produttivo di forte potenzialità che può contare sull’aiuto delle politiche agricole e degli strumenti illustrati dall’intervento del sottosegretario di Stato del Mipaaf, Giuseppe Castiglione. Il nuovo piano cerealicolo prevede un fondo di 10 milioni di euro; Il 40% delle risorse delle politiche europee sono destinate alla politica agricola comune. Sono dati che esprimono la fiducia verso il settore con tutte le ricadute economiche che ne conseguono. Ma bisogna aggiungere un valore in più come quello dell’aggregazione commerciale per presentarsi sul mercato; la conoscenza delle tecniche agricole; la stabilizzazione dei prezzi a partire dalla filiera; il coinvolgimento delle nuove generazioni.
La Sagra del Grano di Catenanuova ha unito momenti di dibattito e riflessione ad esibizioni, cortei, dimostrazioni per compiere un salto nel passato, nella ricca storia siciliana che si è concretizzato nel menù proposto dallo chef Peppe Agliano, prefetto della cucina innovativa, tradizionale e storica della Sicilia, che ha preparato il piatto Shapò di Castrogiovanni, tipico della dominazione spagnola fatto con salsa, ragù di maiale, cacao amaro, valorizzando sapori locali a km0.

DSC_1805

“…DI FONDERCI INSIEME GIA’ L’ORA SUONO’…”

Si è concluso a Marsala, il progetto “Di fonderci insieme già l’ora suonò”, realizzato dal Centro socio-riabilitativo per disabili insieme al 6° Reggimento Bersaglieri di Trapani, è stata la serata-evento di sabato, alla presenza di circa 500 persone. Un incontro tra mondi apparentemente lontani ma che si sono uniti nel segno della musica, dell’amore per la nostra Patria e dell’arte. Tutto questo è stato possibile grazie all’evento organizzato dal Consorzio Siciliano di Riabilitazione-Aias, svoltosi la sera di sabato 23 luglio a conclusione del progetto di laboratorio musicale avviato nel Centro socio-riabilitativo per disabili in occasione del 70° anniversario della Repubblica Italiana.
Si sono concluse così le due settimane di attività che hanno visto la partecipazione dei disabili assistiti dal centro Csr-Aias di Marsala al percorso musicale di avvicinamento ai valori della Nazione e di attaccamento alla Patria. Il centro “Kikki Lo Trovato” è stato il luogo di incontro fra loro e chi fa di questi valori la regola di vita quotidiana, ovvero i Bersaglieri. Per celebrare, infatti, il traguardo raggiunto, a conclusione del progetto intitolato “Di fonderci insieme già l’ora suonò”, è stata organizzata una manifestazione serale che ha visto l’esibizione della Fanfara del 6° Reggimento Bersaglieri di Trapani; i ventuno elementi diretti dal sergente Giuseppe Blunda hanno tenuto un concerto dei più famosi e tradizionali brani del corpo militare.
Ad aprire l’esibizione di sabato sera è stato un coinvolgente alzabandiera con l’inno di Mameli cantato dai ragazzi del Csr-Aias. Il centro di contrada San Silvestro, per l’occasione e come accade spesso per eventi e manifestazioni pubbliche, ha aperto le sue porte alla cittadinanza accogliendo più di cinquecento persone. A fare gli onori di casa è stato Francesco Lo Trovato, direttore generale del Csr, che ha parlato delle attività di tutti i 19 centri Csr operanti in Sicilia e dei più recenti e innovativi progetti che riguardano il villaggio vacanze senza barriere “Kikki Village” a Modica (Rg) e il centro Dopo di Noi “Casa di Alice” in provincia di Catania che accoglie i disabili rimasti soli. Insieme alla conduttrice Antonella Lusseri, Lo Trovato ha accolto il saluto del colonnello Agostino Piccirillo che ha sottolineato l’importanza della collaborazione fra soggetti operanti in settori diversi come occasione di arricchimento professionale e personale. Alla manifestazione ha presenziato anche il vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, Monsignor Domenico Mogavero, che ha rimarcato l’importanza della felicità nelle cose semplici che spesso diamo per scontate. Ed è stato questo il messaggio che ha aperto la serata con l’intervento degli animatori dell’associazione Lisola Onlus insieme ai ragazzi disabili del centro che hanno recitato la poesia “la Felicità”.
La serata è proseguita con la Fiera dell’artigianato dei manufatti realizzati nel corso delle varie attività laboratoriali dagli Assistiti che frequentano i Centri Csr-Aias della provincia di Trapani: i ragazzi sono anche impegnati nel progetto delle “Bomboniere solidali” creando oggetti su commissione, in occasione di battesimi, matrimoni, lauree e lieti eventi. La Fiera ha rappresentato una tappa del percorso di integrazione con il territorio grazie alla gratificazione per l’apprezzamento riscosso da parte dei visitatori, ma anche per il ricavato che ogni Assistito ha guadagnato, apprezzando maggiormente il valore del lavoro svolto.

Image 3

Tappa trapanese del premier Renzi

Tappa trapanese del premier Renzi, alle prese con la campagna #bastaunsì opera di convincimento per evitare un flop quasi troppo ovvio. Corso Italia è svuotata in attesa dell’arrivo del corteo presidenziale preceduto da una carrellata di auto istituzionali. Qualche gruppo di contestazione, tenuto sotto perfetto controllo da un impeccabile servizio di sicurezza e dopo un’ora e passa di attesa arriva un carichissimo Renzi. È un vulcano di informazioni, parla come mangia, ha la verve di uno che si è fatto da solo, che viene dal basso, con una marcata dote carismatica. Si difende bene il presidente dalla campagne denigratorie contro il “suo” referendum: non cade mai nel banale, non gli manca l’ironia né le importantissime slides che danno peso alla sua comunicazione. Difficile non farsi travolgere dal fascino del potere. E tento quindi uno strappo alla regola. Senza autorizzazione dall’alto di Palazzo Chigi, gli propongo un intervento a cui non ha potuto dirmi di no!

 

 

_DSC4944

L’Italia è diversa … vista dall’Afghanistan

 

Non è da presuntuosi un’affermazione che la dice tutta sulla concezione degli “esteri” nel giornalismo nazionale. La notizia c’è soltanto quando si verifica un fatto di cronaca o uno scandalo. Gli altri aspetti della vita nei paesi lontani sono materia di approfondimento per appositi programmi realizzati da inviati e reporter.
L’opinione pubblica vuole suspence e crudeltà, è attratta dalla violenza e dal sangue; le linee editoriali, costrette a vendere un prodotto, si sottomettono ad una logica commerciale che mette da parte tutto il resto. E così, si sà poco di ciò che accade nel “post-bellico”, del seguito degli interventi militari, dell’immensa capacità di riscatto di paesi martoriati dalle guerre ma in grado di risollevarsi, grazie all’importante supporto internazionale delle altre forze in campo.
E qui, gli “embedded” giocano la loro parte; sono quei giornalisti, spesso neanche ben visti, che scelgono di fare un’esperienza da reporter apparentemente un po’ più comoda e di certo più sicura, rispetto agli autonomi avventurieri che raggiungono i territori sensibili. Senza dubbio, tuteliamo lo Stato italiano dal rischio di sborsare consistenti somme di denaro, per quello che a volte può sembrare più un capriccio. Oggi bisogna stare attenti anche a questo!
È la mia seconda esperienza da giornalista al seguito dell’esercito. Una di quelle occasioni che nella vita professionale arrivano inaspettatamente e, colte al volo, ti aprono orizzonti e ti danno importanti stimoli che vanno ad arricchire un lavoro che, in ambito locale, corre il rischio di appiattirsi sulla rindondanza degli stessi argomenti. Forse è questo che fà la differenza nel nostro mondo: la capacità di mettersi in gioco, senza grandi artifici, di lanciarsi in nuove avventure, senza troppe aspettative e con un pizzico di incoscienza. Ma dopo tutto siamo giornalisti. Il senso del nostro mestiere ruota intorno ad una forte curiosità di vedere con i propri occhi i fatti e poterli raccontare. Non c’è timore che tenga alla possibilità di partire per conoscere personalmente una realtà tanto discussa quanto problematica come l’Afghanistan. Un’avventura di una settimana.
La prima impressione contrasta con quello che comunemente si pensa di questo paese.La percezione mediatica spesso ci allontana dalla realtà. Ma poi si scopre uno Stato che, nonostante porti ancora i segni delle sofferenze vissute, è quasi pronto a camminare con i propri piedi.
In uno dei primi briefing con le unità operative si è parlato della metafora di un bambino che impara a muovere i primi passi ma per sicurezza chiede la mano dei genitori. D’altronde, a chi non fa comodo adagiarsi su un supporto sicuro? Ma le missioni hanno obiettivi e scadenze, e mentre si passa dalla Isaaf alla Resolute Support, che vede i militari interforze in un nuovo ruolo a fianco degli apparati di sicurezza nazionali, l’Afghanistan è riuscito a disporre di un sistema militare e di polizia ben strutturato. Una presenza forte nel paese che rassicura la popolazione e nuoce ai nuovi insurgence. Non sono più i taleban a far paura, la cui presenza è stata notevolmente ridotta a piccoli focolai nei confini del paese; oggi si ha a che fare con gli “Enemy of Afghanistan”, per intendere tutti quei criminali che puntano a destabilizzare il territorio per poter portare avanti traffici illeciti.
Segni di un nuovo Afghanistan, diverso dall’immagine che abbiamo alimentato dopo anni di notizie di guerra.
Arrivare qui, in questa fase, ci consente di conoscere gli sviluppi del percorso avviato 13 anni fa dalla Nato e di valutare la capacità d’intervento del nostro apparato militare che, in questo contesto, si è cimentato esemplarmente nelle attività più complesse e pericolose. Ma la dotazione di uomini e mezzi, dei grandi professionisti che indossano la divisa, ci permette di dormire a sonni tranquilli. Tutto questo gli emebdded devono raccontarlo. Oltre i fatti di cronaca è importante parlare, anche, di uomini e donne che seguono il loro dovere, mettendo da parte gli affetti per parecchi mesi, che si prodigano per chi ha bisogno di sostegno in nome dello Stato italiano. Sono loro che ci proteggono e tamponano i rischi di espansione terroristica come l’Is che ora minaccia il Mediterraneo.
Questo deve portarci ad essere più riflessivi quando parliamo dei nostri militari, delle loro attività, quando si sollevano le critiche per soldi spesi che potrebbero servire ad altro. Senza dubbio meglio l’investimento per una missione che ci accredita a livello internazionale, che garantisce la sicurezza interna del paese, che permette l’operatività dei professionisti arruolati, piuttosto che lo sperpero per grandi eventi e sostanziosi vitalizi che in cambio ci tornano poco utili.
Con l’operazione Itaca, l’Italia è passata da 1.300 a 750 i militari impegnati in Resolute Support distribuiti tra Herat e Kabul. A comando della Taac West (Train Advise Assist Command West), la zona ovest dell’Afghanistan, grande quanto il nord Italia, c’è il generale Maurizio Angelo Scardino, comandante della Brigata Bersaglieri “Garibaldi”, che rappresenta il contingente italiano attualmente a Camp Arena. Schierati, sul teatro operativo, troviamo anche l’Aeronautica Militare; l’Aviazione dell’esercito con la Task Force Fenice su base 5° reggimento Aves “Rigel”; l’arma dei carabinieri; gli advisory Team per le forze militari, di polizia e di coordinamento afghane.
Un apparato perfettamente funzionante su un territorio estero. Un assetto organizzativo pronto a qualsiasi emergenza. E non vuole essere un tributo di riconoscenza a chi ospita i giornalisti embedded; ma è la consapevolezza di ciò che solitamente immaginiamo, perchè l’Italia, per quanto poco se ne parli, è anche questo.

P1000119

Un ulteriore passo in avanti verso il consolidamento commerciale mondiale, per Cantine Siciliane Riunite

Un ulteriore passo in avanti verso il consolidamento commerciale mondiale, per Cantine Siciliane Riunite, che nei giorni scorsi ha presenziato alla Wahaha Exhibition, fiera dei prodotti importati dall’Europa, organizzata ad Hangzhou dall’omonimo gruppo in occasione delle celebrazioni per il suo 25° anniversario dalla fondazione. Accolti dai rappresentanti del più importante gruppo cinese di food and beverage e dal suo stesso fondatore, Mr Zhong, Enzo Ingraldi amministratore delegato Csr, Giuseppe Marino, responsabile commerciale e Antonella Lusseri, responsabile della comunicazione, hanno portato il più buon sapore della Sicilia in Oriente, dove si sta aprendo un vasto mercato sempre più incuriosito da tendenze e abitudini occidentali, anche a tavola. E non è un caso che tra i vari vini degustati dai numerosi distributori, giunti dalle diverse province delle Cina in

fiera, è il Nero D’Avola il vino preferito. Una conferma della forza e dell’appeal che il vitigno

autoctono ha come elemento identitario della Sicilia. “Per Csr questa esperienza significa la concretizzazione di quei rapporti commerciali avviati già un anno fa quando abbiamo accolto i cinesi in Sicilia con un interessante tour delle nostre realtà vitivinicole e dei vigneti. – afferma Ingraldi – L’iniziativa organizzata dall’Ice di Palermo e di Pechino, oggi ha portato continuità e risultati, espressione della validità dei progetti quando vengono fatti seriamente”. Per il vino siciliano, insomma, si profila un orizzonte ampio dove improvvisare è impossibile ed ogni passo va valutato con grande attenzione perchè i numeri della Cina non si trovano in nessuna altra parte del mondo. Oggi sono la Francia e la Spagna ad avere una sorta di monopolio del mercato. Con quest’ultima in particolare la Wahaha ha già stilato un protocollo specifico per la commercializzazione del vino. È un fronte aperto per Csr che potrebbe essere la prima a piazzare il vino siciliano nella grande distribuzione cinese. Csr che raggruppa 10 cantine sociali e una privata, nasce quattro anni fa nella logica di conquistare i mercati esteri con la qualità e la competitività dei prezzi, cosa possibile grazie all’interazione e alla collaborazione delle cantine sociali che lavorando insieme ammortizzano i costi e garantiscono prodotti di mercato a buon prezzo. Csr, presieduto da Enzo Lombardo, è cresciuto insieme alle sue potenzialità e ai contatti internazionali che stanno permettendo di far apprezzare una delle eccellenze produttive della Sicilia in tutto il mondo. I vini a marchio Csr infatti sono già presenti nei paesi dell’est Europa all’interno dei circuiti di Gdo, in America, in Albania e in Russia. Un progetto

che dalla sua fondazione ad oggi ha già consentito di commercializzare 5 milioni bottiglie di vino e che si è andato man mano perfezionando grazie all’impegno di tutti i partners e degli uomini che hanno creduto in questa sfida. Fondamentale, infatti, è stato il contributo e la presenza che ogni azienda ha messo a disposizione dell’idea iniziale. Di recente, infatti, è stata allestita una propria catena d’imbottigliamento presso la cantina sociale S. Francesco, struttura produttiva a confine tra Mazara e Marsala che si differenzia per la logica imprenditoriale adottata e per il fatto che a presiederla sia una donna. “Il settore enologico è storicamente costituito da figure professionali maschili ma questo non ha mai rappresentato un problema se alla base c’è una sana passione per la terra e l’ambizione di vedere il vino siciliano primo al mondo”. Per Silvia Montalto, l’esperienza Csr è stata inevitabile e ha rappresentato l’occasione per molte cantine sociali di sopravvivere ad una crisi devastante. “Spesso si fanno i conti con le tradizioni ma ci vuole anche coraggio nelle scelte più innovative. Oggi possiamo dire che scommettere su questa operazione congiunta di commercializzazione dei vini all’estero è stata vincente anche se ancora c’è tanto da lavorare”.