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“Briciole sul mare” – Il film

Una commedia semplice ma avvincente che parla di tradizioni e sentimenti, realizzata con il cuore di vive e conosce l’essenza delle città di mare. Un ricco parterre di interpreti e personaggi arricchisce la trama del film girato tra Marsala, Copertino e New York che offrono naturali scenografie ad un racconto intenso, divertente ma decisamente essenziale e immediato.
La chiave di forza di “Briciole sul mare” sono gli elementi della quotidianità portati in un dimensione cinematografica di successo grazie alla passione di un marsalese doc, Nino Chirco,il produttore che torna a raccontare la sua città, dopo una vita passata nel nord Italia.
A dirlo sono i fatti. Il grande e inaspettato successo dell’ anteprima nazionale a Roma, avvenuta la scorsa settimana presso il Cinema Caravaggio, è stata accompagnata da una carrellata di recensioni autorevoli: dalle testate televisive nazionale alla stampa, il giudizio positivo e univoco culmina nelle parole spese da grandi conoscitori del cinema come Gigi Marzullo e Paolo Mieli.
Inizia così la settimana siciliana del film che ha come sua protagonista femminile, la giovane e bella showgirl trapanese Lorena Noce, già presente nel fil premio oscar La grande Bellezza e ballerina dei varietà del Teatro Margherita di Roma. Insieme a lei il protagonista maschile Walter Nestola, nonché regista della pellicola che vanta l’amichevole partecipazione dell’attore palermitano Sergio Friscia, dell’attrice palermitana Elena Pistillo. Ma, alla prese con la recitazione, ci saranno altri interpreti nostrani da scoprire con la visione del film che sarà proiettato dal 13 al 16 aprile presso il Cinema Centrale di Marsala; il 18 e 20 aprile al Cinema Arlecchino e Diana di Trapani; e dopo la presentazione a Palermo, toccherà anche la provincia di Agrigento e Catania.

giornata mondiale del rifugiato

Giornata Mondiale del Rifugiato – 2016

Percorsi di vita: oltre l’Accoglienza

 La manifestazione è uno degli eventi promossi dalla Cooperativa Sociale Badia Grande nella Provincia di Trapani, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2016, un appuntamento voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti.

islam

Grand Hotel Islam

Assistiamo ad una guerra interna all’islam che coinvolge il mondo, dove l’anima più estremista interpreta la jihad come comandamento ad uccidere, ma la voce più forte dell’islam sostiene che si tratta di una religione di fratellanza e di pace. Dopo l’offensiva lanciata con gli attentati terroristici di Parigi le forze europee e mondiali si preparano ad affrontare questa nuova sfida, mentre si diffonde sempre più la convinzione di una nuova guerra.

In occasione dei fatti di Parigi accaduti lo scorso gennaio abbiamo, conl’attentato terroristico alla redazione di Charlie Hebdo, l’assalto mediatico alle informazioni sull’islam, sui musulmani, sulla guerra santa, ci hanno portato a conoscere meglio la comunità che vive a pochi passi da noi e che rappresenta un’altra faccia di quella medaglia fatta di violenza in nome di un Dio.

A mazara del vallo i musulmani sono integrati ormai da generazioni con la cittadinanza locale. A tal punto che ci hanno aperto le porte della moschea Ettakua … quello che vi proproniamo in questa puntata di Grand Hotel è la testimonianza che Islam non è terrorismo e nel territorio trapanese, dove si registra la presenza di un alto numero dui musulmani, la situazione è sotto controllo perchè lontana da quel fanatismo che uccide in nome di Allah.

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Marettimo Expo

Una macchia di natura incontaminata nel mezzo del Mediterraneo. Marettimo, la più lontana delle isole Egadi, si presentata come un massiccio montuoso, di natura carsica, che si innnalza dal mare con ripide pareti per oltre 700 metri. È una visione paradisiaca quella che si può osservare da pizzo Falcone, raggiungibile attraverso un sentiero, lungo il quale splende il patrimonio botanico di Marettimo dove è diffusissimo il timo, pianta da cui potrebbe derivare il nome dell’isola….
In antichità Marettimo era Hiera, l’isola sacra. Ancora oggi resta evidente traccia dei popoli che hanno vissuto sull’isola, come i ritrovamenti di arnesi preistorici, le incisioni medioevali sulle pareti della grotta marina della Pipa e le case romane quale presidio militare del 150 avanti cristo…..
Un importantissimo patrimonio storico, culturale, paesaggistico tutto da scoprire che si arricchisce di una tradizione gastromica di grande qualità. Perchè i marettimari sono portatori sani dell’integrità dell’isola…questo è uno degli aspetti più affascinanti per tutti i visitatori che invadono l’isola soprattutto nella bella stagione per poter conoscere il mondo sommerso dei suoi fondali. Il diving, infatti, è una delle attività maggiormente richieste. Il viaggio lungo le coste di Marettimo e l’immersione nel suo mare di storia, rappresenta una suggestiva avventura che permette di scoprire le grotte e ammirare le scogliere sommerse della riserva marina protetta, con un habitat marino popolato da una fauna acquatica unica al mondo …..
Con i suoi naturali elementi attrattivi, in occasione di Expò 2015, Marettimo ha colto l’occasione per presentarsi in uno scenario internazionale e promuovere i suoi punti di forza quali energie per il pianeta…. Qui dove la terra regala la sua migliore espressione in termini di natura, la comunità isolana ha salutato la grande esposizione universale nel corso di una diretta dal territorio avvenuta ad un mese dal suo inizio. Tavola imbandita e tutta la gente raccolta nella centralissima piazza Umberto ha rappresentanto il migliore modo di presentarsi al mondo intero. A parlare dell’essenza di Marettimo è stato chi vive l’isola sempre e si impegna quotidianamente a renderla perfetta. I pescatori, gli appassionati, le donne e i bambini che frequentano l’unica scuola paritaria presente, gli anziani con i loro emozionanti racconti…e poi la musica che ha coinvolto tutta la comunità isolana…
Ad affascinare di Marettimo sono miti e leggende, la sua storia, le imprese lavorative di un piccolo gruppo di migranti che, trasferitosi in California a Monterey, riuscì a contraddistinguersi nell’attività di pesca e che,ancora, oggi conserva un solido rapporto con la sua terra di origine.
L’essenza di Marettimo è la vita di tutti i giorni, quella dei pescatori che, sfidano mare e intemperie, per raccogliere il meglio di ciò che il mare offre, la genuità dei suoi sapori nel rispetto dell’ambiente circostante.
L’essenza di Marettimo sono i sentieri naturali, mantenuti integri grazie al minuzioso lavoro delle guardie forestali, attraversando i quali si scoprono meraviglie vegetative e si fanno incontri surreali..
Questa è Marettimo, isola di sole, mare, vento e di terra. Che guarda da lontano il fervore della vita cittadina. L’antica isola sacra di Hiera, si cala all’interno dei ritmi frenetici di expò di Milano, a due giorni dalla sua chiusura. In occasione di una serata nel corso della quale offre una sintesi di se stessa, e lo fa con la musica delle sorelle Prestigiacomo e dei Calandra e Calandra, che hanno unito la loro arte al contesto incontaminato di Marettimo; con l’arte culinaria e oratoria del cuciniere Peppe Giuffrè che ha sfruttato al meglio l’omaggio di erbe fresche isolane fatto da Vito Vaccaro, inebriando di profumi e sapori il pubblico presente.
Il cuore di Marettimo batte grazie ai suoi amministratori, il sindaco Peppe Pagoto e il vice Enzo Bevilacqua che trovano soluzioni alle esigenze degli isolani e progettano con determinazione le iniziative mirate alle isole Egadi; grazie a chi vive le isole 365 giorni l’anno; grazie ai nuovi soggetti, come gac e area marina protetta, che tutelano la conservazione di una parte di mondo unico

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L’Italia è diversa … vista dall’Afghanistan

 

Non è da presuntuosi un’affermazione che la dice tutta sulla concezione degli “esteri” nel giornalismo nazionale. La notizia c’è soltanto quando si verifica un fatto di cronaca o uno scandalo. Gli altri aspetti della vita nei paesi lontani sono materia di approfondimento per appositi programmi realizzati da inviati e reporter.
L’opinione pubblica vuole suspence e crudeltà, è attratta dalla violenza e dal sangue; le linee editoriali, costrette a vendere un prodotto, si sottomettono ad una logica commerciale che mette da parte tutto il resto. E così, si sà poco di ciò che accade nel “post-bellico”, del seguito degli interventi militari, dell’immensa capacità di riscatto di paesi martoriati dalle guerre ma in grado di risollevarsi, grazie all’importante supporto internazionale delle altre forze in campo.
E qui, gli “embedded” giocano la loro parte; sono quei giornalisti, spesso neanche ben visti, che scelgono di fare un’esperienza da reporter apparentemente un po’ più comoda e di certo più sicura, rispetto agli autonomi avventurieri che raggiungono i territori sensibili. Senza dubbio, tuteliamo lo Stato italiano dal rischio di sborsare consistenti somme di denaro, per quello che a volte può sembrare più un capriccio. Oggi bisogna stare attenti anche a questo!
È la mia seconda esperienza da giornalista al seguito dell’esercito. Una di quelle occasioni che nella vita professionale arrivano inaspettatamente e, colte al volo, ti aprono orizzonti e ti danno importanti stimoli che vanno ad arricchire un lavoro che, in ambito locale, corre il rischio di appiattirsi sulla rindondanza degli stessi argomenti. Forse è questo che fà la differenza nel nostro mondo: la capacità di mettersi in gioco, senza grandi artifici, di lanciarsi in nuove avventure, senza troppe aspettative e con un pizzico di incoscienza. Ma dopo tutto siamo giornalisti. Il senso del nostro mestiere ruota intorno ad una forte curiosità di vedere con i propri occhi i fatti e poterli raccontare. Non c’è timore che tenga alla possibilità di partire per conoscere personalmente una realtà tanto discussa quanto problematica come l’Afghanistan. Un’avventura di una settimana.
La prima impressione contrasta con quello che comunemente si pensa di questo paese.La percezione mediatica spesso ci allontana dalla realtà. Ma poi si scopre uno Stato che, nonostante porti ancora i segni delle sofferenze vissute, è quasi pronto a camminare con i propri piedi.
In uno dei primi briefing con le unità operative si è parlato della metafora di un bambino che impara a muovere i primi passi ma per sicurezza chiede la mano dei genitori. D’altronde, a chi non fa comodo adagiarsi su un supporto sicuro? Ma le missioni hanno obiettivi e scadenze, e mentre si passa dalla Isaaf alla Resolute Support, che vede i militari interforze in un nuovo ruolo a fianco degli apparati di sicurezza nazionali, l’Afghanistan è riuscito a disporre di un sistema militare e di polizia ben strutturato. Una presenza forte nel paese che rassicura la popolazione e nuoce ai nuovi insurgence. Non sono più i taleban a far paura, la cui presenza è stata notevolmente ridotta a piccoli focolai nei confini del paese; oggi si ha a che fare con gli “Enemy of Afghanistan”, per intendere tutti quei criminali che puntano a destabilizzare il territorio per poter portare avanti traffici illeciti.
Segni di un nuovo Afghanistan, diverso dall’immagine che abbiamo alimentato dopo anni di notizie di guerra.
Arrivare qui, in questa fase, ci consente di conoscere gli sviluppi del percorso avviato 13 anni fa dalla Nato e di valutare la capacità d’intervento del nostro apparato militare che, in questo contesto, si è cimentato esemplarmente nelle attività più complesse e pericolose. Ma la dotazione di uomini e mezzi, dei grandi professionisti che indossano la divisa, ci permette di dormire a sonni tranquilli. Tutto questo gli emebdded devono raccontarlo. Oltre i fatti di cronaca è importante parlare, anche, di uomini e donne che seguono il loro dovere, mettendo da parte gli affetti per parecchi mesi, che si prodigano per chi ha bisogno di sostegno in nome dello Stato italiano. Sono loro che ci proteggono e tamponano i rischi di espansione terroristica come l’Is che ora minaccia il Mediterraneo.
Questo deve portarci ad essere più riflessivi quando parliamo dei nostri militari, delle loro attività, quando si sollevano le critiche per soldi spesi che potrebbero servire ad altro. Senza dubbio meglio l’investimento per una missione che ci accredita a livello internazionale, che garantisce la sicurezza interna del paese, che permette l’operatività dei professionisti arruolati, piuttosto che lo sperpero per grandi eventi e sostanziosi vitalizi che in cambio ci tornano poco utili.
Con l’operazione Itaca, l’Italia è passata da 1.300 a 750 i militari impegnati in Resolute Support distribuiti tra Herat e Kabul. A comando della Taac West (Train Advise Assist Command West), la zona ovest dell’Afghanistan, grande quanto il nord Italia, c’è il generale Maurizio Angelo Scardino, comandante della Brigata Bersaglieri “Garibaldi”, che rappresenta il contingente italiano attualmente a Camp Arena. Schierati, sul teatro operativo, troviamo anche l’Aeronautica Militare; l’Aviazione dell’esercito con la Task Force Fenice su base 5° reggimento Aves “Rigel”; l’arma dei carabinieri; gli advisory Team per le forze militari, di polizia e di coordinamento afghane.
Un apparato perfettamente funzionante su un territorio estero. Un assetto organizzativo pronto a qualsiasi emergenza. E non vuole essere un tributo di riconoscenza a chi ospita i giornalisti embedded; ma è la consapevolezza di ciò che solitamente immaginiamo, perchè l’Italia, per quanto poco se ne parli, è anche questo.

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Un ulteriore passo in avanti verso il consolidamento commerciale mondiale, per Cantine Siciliane Riunite

Un ulteriore passo in avanti verso il consolidamento commerciale mondiale, per Cantine Siciliane Riunite, che nei giorni scorsi ha presenziato alla Wahaha Exhibition, fiera dei prodotti importati dall’Europa, organizzata ad Hangzhou dall’omonimo gruppo in occasione delle celebrazioni per il suo 25° anniversario dalla fondazione. Accolti dai rappresentanti del più importante gruppo cinese di food and beverage e dal suo stesso fondatore, Mr Zhong, Enzo Ingraldi amministratore delegato Csr, Giuseppe Marino, responsabile commerciale e Antonella Lusseri, responsabile della comunicazione, hanno portato il più buon sapore della Sicilia in Oriente, dove si sta aprendo un vasto mercato sempre più incuriosito da tendenze e abitudini occidentali, anche a tavola. E non è un caso che tra i vari vini degustati dai numerosi distributori, giunti dalle diverse province delle Cina in

fiera, è il Nero D’Avola il vino preferito. Una conferma della forza e dell’appeal che il vitigno

autoctono ha come elemento identitario della Sicilia. “Per Csr questa esperienza significa la concretizzazione di quei rapporti commerciali avviati già un anno fa quando abbiamo accolto i cinesi in Sicilia con un interessante tour delle nostre realtà vitivinicole e dei vigneti. – afferma Ingraldi – L’iniziativa organizzata dall’Ice di Palermo e di Pechino, oggi ha portato continuità e risultati, espressione della validità dei progetti quando vengono fatti seriamente”. Per il vino siciliano, insomma, si profila un orizzonte ampio dove improvvisare è impossibile ed ogni passo va valutato con grande attenzione perchè i numeri della Cina non si trovano in nessuna altra parte del mondo. Oggi sono la Francia e la Spagna ad avere una sorta di monopolio del mercato. Con quest’ultima in particolare la Wahaha ha già stilato un protocollo specifico per la commercializzazione del vino. È un fronte aperto per Csr che potrebbe essere la prima a piazzare il vino siciliano nella grande distribuzione cinese. Csr che raggruppa 10 cantine sociali e una privata, nasce quattro anni fa nella logica di conquistare i mercati esteri con la qualità e la competitività dei prezzi, cosa possibile grazie all’interazione e alla collaborazione delle cantine sociali che lavorando insieme ammortizzano i costi e garantiscono prodotti di mercato a buon prezzo. Csr, presieduto da Enzo Lombardo, è cresciuto insieme alle sue potenzialità e ai contatti internazionali che stanno permettendo di far apprezzare una delle eccellenze produttive della Sicilia in tutto il mondo. I vini a marchio Csr infatti sono già presenti nei paesi dell’est Europa all’interno dei circuiti di Gdo, in America, in Albania e in Russia. Un progetto

che dalla sua fondazione ad oggi ha già consentito di commercializzare 5 milioni bottiglie di vino e che si è andato man mano perfezionando grazie all’impegno di tutti i partners e degli uomini che hanno creduto in questa sfida. Fondamentale, infatti, è stato il contributo e la presenza che ogni azienda ha messo a disposizione dell’idea iniziale. Di recente, infatti, è stata allestita una propria catena d’imbottigliamento presso la cantina sociale S. Francesco, struttura produttiva a confine tra Mazara e Marsala che si differenzia per la logica imprenditoriale adottata e per il fatto che a presiederla sia una donna. “Il settore enologico è storicamente costituito da figure professionali maschili ma questo non ha mai rappresentato un problema se alla base c’è una sana passione per la terra e l’ambizione di vedere il vino siciliano primo al mondo”. Per Silvia Montalto, l’esperienza Csr è stata inevitabile e ha rappresentato l’occasione per molte cantine sociali di sopravvivere ad una crisi devastante. “Spesso si fanno i conti con le tradizioni ma ci vuole anche coraggio nelle scelte più innovative. Oggi possiamo dire che scommettere su questa operazione congiunta di commercializzazione dei vini all’estero è stata vincente anche se ancora c’è tanto da lavorare”.